I fuochi di Sant’Antonio Abate a Mamoiada

fuochi di sant antonio abate

L’inizio del carnevale in Sardegna è segnato da un evento molto sentito da tutti i Sardi e in grado di regalare uno spettacolo memorabile: i fuochi di Sant’Antonio Abate.

Chi vi partecipa, non rimane indifferente: è un rito quasi ancestrale, che affonda le radici nella leggenda secondo cui Sant’Antonio Abate, rubò negli inferi la scintilla per donarla agli uomini affinchè si difendessero dalle temperature gelide.

Questa tradizione è diffusa in molti paesi della Sardegna, ma i  fuochi di Sant’antonio Abate a Mamoiada sono uno spettacolo da non perdere, perchè coincidono con la prima uscita dell’anno di Mamuthones e Issohadores e quindi con l’avvio del carnevale sardo e del carosello delle altre maschere sarde nei vari paesi della Sardegna che vantano una maschera propria, carica di storia e di mistero.

Vi abbiamo già parlato di Mamuthones e Issohadores nell’articolo sul mistero delle maschere sarde:

in una cerimonia, che viene ricondotta ai riti agropastorali della preistoria o i riti dionisiaci i Mamuthones, assoggettati dagli Issohadores, sfilano lungo le strade con un ordine e un ritmo preciso, come animali al seguito dei padroni.

Mamuthones sono vestiti di pelli scure di pecora, indossano una maschera dalle sembianze inespressive e imperturbabili, ricavata dal pero selvatico, un fazzoletto femminile intorno alla maschera (sa visera): camminano con saltelli ritmici insieme ai compagni, facendo suonare all’unisono i 30 chili di campanacci legati sulla schiena.

Mamuthones sono sempre dodici, uno per ogni mese dell’anno.

I saltelli sono la rappresentazione, sotto forma di danza, del passaggio continuo dallo stato normale allo stato di follia, di estasi dionisiaca: i Mamuthones, con movimenti cadenzati e ritmici, si dirigono verso la tappa finale, dove saranno sacrificati.

Gli Issohadores (i guardiani) sono sempre otto: liberi dal peso dei campanacci, possono muoversi con disinvoltura intorno al gruppo dei Mamuthones e minacciarli con la soha, il laccio mortale.

La tradizione dei fuochi, dei balli intorno a queste colonne di fuoco che si ergono nelle piazze principali del paese, dove gli uomini offrono vino e le donne i dolci tipici è viva anche in molti altri paesi del Nuorese, del Sassarese e dell’Ogliastra, come Abbasanta, Aidomaggiore, Bosa, Bolotana, Budoni, Ovodda, Ollolai, Nuoro,  Orgosolo, Orosei, Orotelli, Ortueri, Ottana, Ovodda, Pabillonis, Paulilatino, Posada, Sadali, Samugheo, San Nicolò Arcidano, San Teodoro, San Vito, Sarule, Sassari, Sedilo, Seui, Silanus, Sorgono, Teti, Torpè, Torralba, Tortolì, Triei, Tuili, Urzulei, Villagrandestrisaili.

Siamo stati a Mamoiada per potervelo raccontare “dal vivo” e per immortalare con qualche scatto la magia di questo evento: sentire il rumore dei campanacci che si avvicina, al ritmo dei passi lenti dei mamuthones, assistere alla vestizione degli Issohadores, è un’emozione impareggiabile.

il fuoco nella piazza di Mamoiada

tutti intorno ai fuochi

 

Issohadores a Mamoiada

Bambini vestiti da Issohadores

 

Murale di Mamoiada

I murales sono una caratteristica del paese di Mamoiada

 

La maschera di Mamoiada

L’altra maschera di Mamoiada: i Mamuthones

La tradizione vuole che per ottenere una grazia da San’Antonio, si debba girare tre volte in senso orario e antiorario intorno al fuoco. L’abbiamo fatto anche noi: impossibile non farsi trascinare!

Photo credit: Francesca Spagnoletti