Paesi fantasma in Sardegna

Paesi fantasma della Sardegna

Paesi fantasma in Sardegna

Ci sono tanti motivi per amare la Sardegna: le spiagge, il mare cristallino, l’aria profumata e le tradizioni intatte nella maggior parte del suo territorio. Ma la ragione più vera, più profonda è forse la sua capacità di stupire chiunque, dai turisti agli stessi abitanti, che non finiscono mai di scoprirla.

E lo stupore rivive o si accende ogni volta che, dal nostro passato, riemergono storie misteriose e leggende che sembrano scritte apposta per certi luoghi. Come quelle che abitano i paesi fantasma della Sardegna, un tempo floridi e in seguito abbandonati.

Godetevi la carrellata dei paesi disabitati o quasi, che mantengono un alone di mistero e dove il silenzio è assordante.

Rebeccu

 A pochi chilometri da Bonorva (SS) si trova Rebeccu, un borgo medievale oggi abbandonato che, intorno al 1300 era una cittadina fiorente e vitale. La storia vuole che siano le state carestie e soprattutto la malaria a decimare la popolazione, ma la leggenda racconta tutt’altro.

La principessa Donoria, figlia del Re Beccu, fu costretta a lasciare il paese per via delle accuse di stregoneria. Fu la popolazione del paese a chiedere insistentemente al Re la sua condanna e l’allontanamento e quando il Re cedette, la principessa Donoria andò via lanciando una maledizione che ancora si ricorda: “Rebeccu, Rebecchei da ‘e trinta domos non movei” (Che Rebeccu non superi le trenta case).

Pian piano le famiglie di Rebeccu si trasferirono nella piana sottostante, fondando Bonorva che, negli anni, divenne un centro molto popoloso. E Rebeccu cadde lentamente nel sonno, fino a scomparire.

Gairo vecchio

Gairo vecchio, paesino dell’Ogliastra, semidistrutto da una tremenda alluvione nel 1951.

Le rovine di Gairo vecchio, che si trovano a breve distanza da Gairo, il nuovo centro abitato costruito a partire dalla stessa data, si possono visitare anche se, per ragioni di sicurezza, non è possibile entrare all’interno delle case diroccate.

Ancora oggi, le rovine di Gairo hanno un fascino speciale che aumenta nelle giornate nebbiose: scheletri di case sventrate dove la natura ha preso possesso delle mura, si stagliano sulla vallata.
Il nome Gairo pare derivare da due parole di origine greca: “Gea” e “Reo”, ovvero terra che scorre.

E nel nome, per coincidenza, c’è l’evoluzione storica del paese: nella vallata sono nati in realtà tre paesi dopo l’alluvione: Gairo Sant’Elena, Gairo Taquisara e Gairo Cardedu, oggi noto solo come Cardedu.

Per chi ha voglia di esplorare l’area circostante, anche qui, come per Rebeccu, si può trovare un bellissimo complesso nuragico, il Nuraghe Serbissi, costituito da diverse torri circolari a tholos e da un piccolo villaggio di capanne. Nei pressi del nuraghe sono presenti anche due tombe di giganti.

Villaggio Santa Chiara

 Il villaggio di Santa Chiara fu costruito per accogliere la comunità di operai che realizzarono la diga del Tirso ma fu abbandonato in seguito alla costruzione di un nuovo invaso.

Isabella Flore, nata a Busachi 88 anni fa, ha trascorso gran parte della sua vita nel villaggio di Santa Chiara, costruito sulla diga del Tirso dagli ingegneri Angelo Omodeo e Giulio Dolcetta.

Dal 1986 vive nel villaggio e, dal 1997, è l’unica abitante.

Oggi, Isabella Flore lotta per la conservazione del villaggio e per la sua trasformazione in un centro di accoglienza per donne e minori abusati.

 

Lollove

Il borgo di Lollove si trova a pochi chilometri da Nuoro e pur non essendo ancora del tutto disabitato, è uno dei paesini più misteriosi da visitare. Ad oggi, si contano ancora 14 abitanti. Una di loro, Tzia Gavina è stata recentemente intervistata da La 7 e e ha rilasciato un’intervista che merita di essere ascoltata.

Anche in questo caso, come per Rebeccu, si racconta che il borgo fosse abitato e che una maledizione lo portò a trasformarsi in un paese spettrale.

A lanciare la maledizione, furono le suore del monastero di Santa Maria Maddalena: scoperta la presunta relazione tra alcune suore e pastori del luogo, le monache lanciarono un anatema tremendo: «Lollove as a esser che s’abba de su mare: no as a crescher nen parescher mai!»

Tradotto, suona così: “Lollove, che tu sia come l’acqua del mare: non crescerai e non morirai mai!”

 

Villaggio Taloro

Nella carrellata dei Paesi fantasma della Sardegna, non poteva mancare il Villaggio Taloro nato – come il Villaggio Santa Chiara – per ospitare gli operai insieme alle famiglie durante la costruzione della diga del Taloro.

La costruzione risale agli anni ’60: case e uffici furono abbandonati progressivamente tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90.

Insieme agli uffici, furono costruite tante palazzine e ambienti comuni, come il cinema, la scuola e una chiesa.

Alcune case sono pericolanti, altre ancora sono -nonostante tutto – in buono stato. Il paesaggio è comunque di una bellezza mozzafiato e vale una gita.

E’ possibile visitare il Villaggio Taloro solo durante la manifestazione “Centrali Aperte” organizzata annualmente dall’Enel per illustrare il funzionamento delle centrali idroelettriche.

 

Villaggio Asproni

Nell’Iglesiente si trova il famoso Villaggio Asproni, fondato nel 1870 dall’ingegner Giorgio Asproni, per sfruttare le risorse minerarie della zona e dare alloggio ai minatori e alle sue famiglie.

Il Villaggio Asproni comprende- oltre alle miniere e agli impianti per la lavorazione dei materiali estratti – la villa sontuosa dove Giorgio Asproni viveva con la famiglia, gli alloggi, uno spaccio, un magazziono e una scuola.

La storia racconta del periodo florido, durato fino al 1936, vissuto dalla comunità e del declino, avvenuto dopo 30 anni in seguito alla crisi generale del settore minerario in Sardegna, quando già la miniera era stata venduta dalla famiglia Asproni dopo la morte del capofamiglia.

Se la storia è chiara e lineare, le leggende che si raccontano sul Villaggio Asproni, sono invece piene di mistero.

Si racconta infatti che il fantasma del Cavalier Luigi Toro si aggiri ancora per il luogo e si manifesti in un vortice improvviso di vento e con la comparsa di un cavaliere senza testa. Toro, eletto sindaco di Gonnesa nel 1906, fece reprimere a fucilate una manifestazione indetta dai minatori per protestare contro le dure condizioni di lavoro.

Tre persone furono uccise e circa 200 arrestate. Un episodio gravissimo che segnò per sempre la figura del sindaco.

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