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Grotte, gallerie e rifugi sotterranei a Cagliari

Cagliari è una città antichissima, che sorge sul mare e su rocce prevalentemente calcaree; una particolarità che le ha permesso di sfruttare al meglio le altezze dei colli, ma anche la parte nascosta, sotterranea e scavata nella roccia.

Da sempre, infatti, i suoi abitanti e i tanti popoli che si sono insediati nel corso dei secoli (dai Punici ai Romani, dai Pisani agli Aragonesi fino ai Piemontesi) hanno saputo utilizzare grotte, gallerie e rifugi sotterranei per proteggersi, nascondersi o per scopi religiosi.

Chi ha più di quarant’anni, e ha almeno un antenato cagliaritano avrà senz’altro sentito parlare in famiglia dei rifugi cittadini sparsi tra Stampace e Castello che, durante i bombardamenti della II Guerra Mondiale, salvarono centinaia di vite umane.

I rifugi non erano altro che grotte e gallerie risalenti ai secoli precedenti allestiti, in qualche caso, per accogliere una gran quantità di persone in caso di attacco aereo.

Grotte, gallerie e rifugi sotterranei a Stampace

A Stampace, uno dei quattro quartieri storici di Cagliari, si possono visitare due splendidi esempi di ambienti sotterranei: La Cripta di Santa Restituta e il Carcere di Sant’Efisio.

La cripta di Santa Restituta è una grotta naturale ampliata dall’intervento dell’uomo: ha vissuto vicende alterne, è stata una cava di blocchi di calcare, una chiesa paleocristiana, un deposito di anfore, di nuovo una chiesa e infine un rifugio antiaereo durante la II guerra mondiale.

Dopo una lunghissima chiusura, oggi è in sicurezza e riaperta al pubblico.

grotte, gallerie e rifugi sotterranei
La cripta di Santa Restituta – Photo credit Valentina Cugusi

Il Carcere di Sant’Efisio

A pochi passi dalla chiesa omonima, da una piccola porta di Via Sant’Efisio, si accede a una scalinata impervia che raggiunge i nove metri di profondità: qui, secondo la tradizione, Efisio fu imprigionato e torturato nel 303 d.C prima di essere decapitato sulla spiaggia di Nora.

Il terreno è sconnesso, l’illuminazione fioca e l’aria umida e ferma. Una colonna al centro dell’ipogeo e un altare con decori in ceramica ricordano il martire guerriero che tutta la Sardegna celebra, ogni anno, il 1° Maggio.

carcere di sant'efisio
Il carcere di Sant’Efisio

Galleria-rifugio Don Bosco

Scavata nel 1700 dai Piemontesi a scopi militari tra l’attuale Viale Merello e Viale Fra Ignazio, la Galleria Don Bosco è lunga 180 metri e originariamente si collegava ad altre gallerie.

Il suo utilizzo fu prezioso soprattutto durante la II Guerra Mondiale, quando ospitò e protesse centinaia di cittadini dai bombardamenti.

Oggi esiste un solo ingresso, in Via Don Bosco, da cui è possibile percorrere la galleria in tutta la sua lunghezza.

galleria rifugio dei salesiani
La Galleria Don Bosco

la Grotta della Vipera

Ci spostiamo di qualche chilometro e dal quartiere di Stampace passiamo idealmente a Sant’Avendrace: qui, tra palazzi moderni e bar e negozi si può ammirare, dopo anni di restauro, la tomba di Atilia Pomptilla.

È chiamata comunemente grotta, ma si tratta della tomba dedicata a Atilia Pomptilla dal marito Lucio Cassio Filippo.
La leggenda narra che Atilia offrì la sua vita agli dei in cambio di quella del marito, gravemente malato. Il marito Lucio sopravvisse e lei, poco dopo, morì.
La tomba è costituita da tre ambienti: un vestibolo e due camere funerarie.


I fregi all’ingresso mostrano due serpenti, da cui il nome di grotta della Vipera che simboleggiano l’amore e la fedeltà coniugale.

La cripta del Santo Sepolcro

Dal quartiere di Sant’Avendrace ci spostiamo alla Marina: davanti a una delle piazzette più caratteristiche del quartiere sorge la chiesa del Santo Sepolcro.

Al suo interno, proprio al centro della navata, una botola conduce alla cripta e una breve scalinata porta a uno spazio sotterraneo con tre camere a volta a botte.

Tra i tanti affreschi, uno in particolare colpisce l’attenzione e carica di mistero l’atmosfera: è quello che raffigura la Morte, vestita con un manto di ermellino e con una falce in mano. “Nemini parco” (non risparmio nessuno) recita la scritta sulla lama della falce.

Piazza del Santo Sepolcro – Photo credit Valentina Cugusi

A pochi metri dal Santo Sepolcro, sempre nel quartiere della Marina si può ammirare l’area archeologica rinvenuta sotto la Chiesa Sant’Eulalia, mentre puntando verso Castello, vi consigliamo di non perdere la visita alla Cripta monumentale della Cattedrale di Santa Maria, risalente al XVII- XVIII secolo.

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